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"il tutto si crea e il tutto si trasmuta….la trasformazione è solo un'eccezione"

Ogni atomo ponderabile è differenziato da un fluido tenue, che riempie tutto lo spazio meramente con un moto rotatorio , proprio come fa un vortice di acqua in un lago calmo. Una volta che questo fluido – ovvero l’etere – viene messo in movimento, esso diventa grossolana materia. Non appena il suo movimento viene arrestato la sostanza primaria ritorna al suo stato normale...

Nikola Tesla


mercoledì 30 agosto 2017

La coerenza quanto elettrodinamica




Un libro e il ricordo di Giuliano Preparata

Su materia condensata, FF e Lenr si stende poi inevitabilmente l'ombra di grandi società, di settori militari, dei cosiddetti «interessi forti»; è il loro mestiere esercitare lobbying, intrusioni e tentare di piegare a loro favore anche organismi tecnici e scientifici. Ma non siamo ingenui, e non vogliamo accontentarci delle abituali spiegazioni che per questi «nodi» rimandano in ultima analisi al «grande vecchio» (finanza, impresa capitalistica, multinazionali, servizi segreti ecc.) che tutto controlla e regge in concatenazioni causali che farebbero impallidire il grande Baruch Spinoza
Come, purtroppo, avviene in Italia, persone di valore rispettate all'estero ed ignorate se non combattute in Patria, vengono «scoperte» solo dopo la loro scomparsa. È il caso di Giuliano Preparata i cui lavori vengono pubblicati e commentati in operazioni editoriali sempre più frequenti. Piuttosto che pubblicare recensioni abbiamo preferito chiedere a Massimo Scalia di «parlarci» di Giuliano Preparata.
«Io, io», così avevamo soprannominato Giuliano. Era il corso di laurea in fisica dei primi anni 60 ed eravamo un po' infastiditi dall'ingenuo entusiasmo e dalla volontà di protagonismo con i quali Giuliano Preparata si era presentato fin dal primo anno di corso. Solo il passare del tempo mi avrebbe fatto rinunciare, ci avrebbe fatto rinunciare, all'atteggiamento, un po' snob, un po' intellettualistico, che guarda con occhio critico all'entusiasmo e al protagonismo.
Senza una buona dose di questi due ingredienti è difficile affermarsi, combattere per qualche cosa in cui si crede. E Giuliano è stato sicuramente un combattente; e quell'ingenuità dei vent'anni si è sempre più rivelata come slancio, curiosità onnivora e vero e proprio amore di sapere.
Preparata ha percorso tutta la strada che porta alla notorietà internazionale. Dalla scuola di Fisica fiorentina (i «Gattini») alle esperienze fuori dal nostro Paese (Harvard, Cern e tante altre), il profilo scientifico di Giuliano si è solidamente costruito come quello di un brillante fisico teorico dotato però di grande sensibilità e attenzione alle problematiche dei metodi e delle misure sperimentali dei grandi laboratori della fisica delle alte energie.
Giuliano era stato liquidato dal '68 come «forza sana»: con questa etichetta venivano bollati dal movement tutti coloro che invece di lavorare per l'«immaginazione al potere» e contro l'autoritarismo dell'Università e dello Stato pensavano a studiare o al più proponevano la strada del riformismo. Quando ci incontrammo, oltre vent'anni dopo, le analogie delle nostre vite ci fecero sentire più vicini. Inoltre Preparata si era inoltrato in quel percorso che, nell'arcigna corporazione dei fisici, ma non solo, suona peggio che un'eresia: essendosi per una vita occupato di fisica teorica delle alte energie, osava cambiare campo e voleva dir la sua sulla fisica della materia condensata. Per di più, brandendo argomenti [dalla termodinamica dell'acqua, con l'evidenza a favore dell'esistenza di domini di coerenza, alla «fusione fredda» (FF)] che venivano guardati a dire poco con sospetto.
È questo percorso che porta Giuliano a mettere per iscritto, è il 1994, la sua teoria sulla coerenza quanto elettrodinamica (QED) della materia e a dare nuovo impulso alle ricerche sulla fusione fredda; il libro esce l'anno dopo (1).
È forse bene rimarcare da subito che la teoria della coerenza QED della materia non è un fungo o solo una geniale trovata di Preparata. Già nei primi anni 50 Robert Dicke aveva proposto un modello di sistemi atomici accoppiati con la radiazione, più precisamente un sistema di N atomi indipendenti su due livelli energetici, per il quale, se investito da una radiazione di lunghezza d'onda molto superiore alla separazione tra i livelli, doveva essere possibile una transizione verso un maggiore ordine, la cosiddetta transizione di fase «superradiante»; e che non ci fosse l'atteso decadimento esponenziale del gruppo di N atomi così stimolati veniva spiegato col fatto che l'interazione atomi–radiazione avviene in modo coerente e collettivo.
Proprio poche settimane prima che Fleischmann e Pons (F & P) annunciassero l'esito dell'esperimento sulla «fusione fredda» (23 marzo 1989), Preparata aveva rispolverato alla Winter School di Folgaria la «superradianza»; e pochi anni dopo aveva mostrato come la critica mossa a quella teoria (il non soddisfare l'invarianza di gauge) fosse infondata, in un articolo scritto con Mele e Del Giudice (2). E la superradianza ha continuato il suo percorso nei pascoli della scienza trovando conferme sperimentali e impieghi teorici anche attuali, ad es. nei sistemi di quantum dot o nella Zel'dovich radiation in Astrofisica.
Già, Emilio Del Giudice. Anche lui, il collaboratore di Giuliano per eccellenza, ci ha lasciato; ed è senz'altro amicale il ricordo che lo accomuna a Giuliano, una bella amicizia. Emilio già a partire dai primi anni 80 si era interessato a comportamenti collettivi e coerenti nei sistemi biologici seguendo l'insegnamento di Herbert Frölich.
I sistemi biologici sono composti, in ultima analisi, da elementi animati da vibrazioni dovute all'agitazione termica della materia. Pur essendo ogni elemento elettricamente neutro, la sua distribuzione di carica varia nel tempo generando addensamenti di cariche negative in una sua regione e quindi positive nella regione da esse abbandonata. Esso si comporta, cioè, come un dipolo elettrico, cui sono associati un dato modo di vibrazione e la corrispondente frequenza di oscillazione elettromagnetica; e con la stessa frequenza irradia, come fosse una microscopica antenna, una potenza data dalla formula di Larmor per i moti accelerati di cariche. Si può quindi rappresentare un sistema biologico microscopico o un suo componente, ad esempio la membrana o un mitocondrio cellulare, come un sistema di dipoli in oscillazione che emettono onde elettromagnetiche. Sono però oscillazioni caotiche, apparentemente non in grado di poter esercitare una qualche azione distinguibile dal «rumore di fondo».
Frölich, uno dei pionieri della Fisica dello stato solido, fu tra i primi a ipotizzare che nei sistemi biologici potrebbe prodursi, sotto certe condizioni, una «condensazione» dei modi di vibrazione dei dipoli in un unico modo di vibrazione collettivo (un dipolo gigante) nello stato più basso d'energia. Nei sistemi biologici, afferma Frölich, ci si attende un gruppo di modi di vibrazioni longitudinali in una regione di frequenze tra 1011 e 1012 s-1. Se questo gruppo viene rifornito di energia a un tasso medio superiore a una certa soglia, allora l'energia fornita non si disperde del tutto come calore ma viene immagazzinata nella forma altamente ordinata di «eccitazioni coerenti». Queste eccitazioni sono stati stazionari (metastabili) dotati di un elevato momento di dipolo elettrico e di vibrazioni elettriche coerenti di alta frequenza. Il fenomeno, osserva Frölich, è considerevolmente simile alla «condensazione di Bose-Einstein» di un gas a bassissima temperatura (3). È interessante rilevare che l'ipotesi di Fröhlich ha avuto conferme sperimentali ed è stata riferimento di molte elaborazioni teoriche decisamente prima della conferma sperimentale della teoria della condensazione di Bose-Einstein (1925), che ha dovuto attendere 70 anni (e ha poi fruttato il Nobel, nel 2001, a Cornell, Ketterle e Wieman che l'avevano riprodotta).
Attribuire comportamenti coerenti ai sistemi biologici è un fatto decisamente nuovo, che li assimila, per questo aspetto, ai laser, ai superconduttori e ai superfluidi. La congettura e gli studi di Fröhlich hanno aperto la strada a miriadi di ricerche teoriche e sperimentali sul tema della coerenza nei sistemi biologici, nella materia.
La «fusione fredda»: interazioni collettive e coerenti
E rappresenta anche una nuova cultura scientifica, che trova uno dei banchi di prova nel dibattito sulla FF e successivamente sulle Lenr (Low Energy Nuclear Reactions). In questo contesto è «filologicamente» importante sottolineare un'affermazione di un articolo del '94 che Giuliano scrive sul «Nuovo Cimento» insieme a Fleischmann e a Pons: «...Tutti i tentativi teorici che si concentrano soltanto su interazioni a pochi corpi, sia elettromagnetiche sia nucleari, sono probabilmente insufficienti a spiegare tali fenomeni. D'altro canto abbiamo buone indicazioni che le teorie che descrivono interazioni collettive e coerenti tra componenti elementari che portano a effetti macrosopici di natura quantistica appartengono alla classe delle teorie possibili per quei fenomeni» (4).
Infatti chi ha seguito la vicenda, dalla FF a quelle che ormai da tempo si chiamano Lenr, sa che questo è un vero punto di inciampo. Anche se l'attuale teoria WLS, di cui parleremo più avanti, incontra meno ostacoli e «riprovazione» da parte dei gruppi che dettano legge nel campo della Fisica, rimane una sorta di divario culturale tra chi è abituato a considerare, come nella Fisica delle alte energie, urti particella-particella (quel che avviene nel Large Hadron Collider del Cern) e chi ha fondati motivi teorici e sperimentali per ritenere che certi fenomeni macroscopici di natura quantistica possano essere interpretati solo in termini di «interazioni collettive e coerenti tra componenti elementari».
Resta fuor di dubbio che la coerenza QED della materia non nasce davvero come oggetto esoterico, ma si alimenta di teorie, sperimentazioni e idee a tutt'oggi diffuse e praticate in diversi settori scientifici.
Ed è la teoria che fornisce a Preparata il valore di «caricamento», cioè il rapporto tra atomi di Idrogeno e di Palladio, necessario perché nell'esperimento di F & P si inneschi l'eccesso di calore: 0,95. Già questo fa capire la principale difficoltà incontrata da tanti ricercatori nel tentativo di riprodurre quei risultati: realizzare le condizioni per ottenere, appunto, la soglia al di sotto della quale la FF, o quel che sia, diventa assai poco probabile.
Giuliano Preparata, che ha girato il mondo anche in vari laboratori sperimentali d'eccellenza e che, sebbene fisico teorico, ha sempre coltivato il gusto «galileiano» della sperimentazione, cerca le condizioni ottimali, anche dal punto di vista della calorimetria (5), per la replica dell'esperimento di F & P: la cella elettrolitica, col catodo di Palladio, sede della reazione Deuterio-Deuterio che ha prodotto l'eccesso di calore in quantità non compatibili con una reazione chimica, ma solo con una reazione nucleare. Il 1° marzo 1996 viene da lui annunciata la costituzione insieme a Emilio Del Giudice di Leda (Laboratorio di elettrodinamica avanzata), che al logo dell'acronimo unisce l'immagine della fanciulla cara a Giove; e pochi mesi dopo si vedono i primi risultati degli esperimenti che continueranno in Leda per tutto il 1997.
Mettere in piedi un laboratorio e fare degli esperimenti, che implicano il costo di molte centinaia di milioni di lire, è reso possibile da un gruppo di sponsor, tra i quali Tronchetti-Provera (allora AD di Pirelli) e Massimo Moratti, e dall'«azione parallela» di una Diotima, che è Milly Moratti, moglie di Massimo. È una fisica e una militante ambientalista, che si rivolge naturalmente a me, un fisico eletto alla Camera per i Verdi. Vado varie volte a Milano, e ho modo di rincontrare lì il mio vecchio collega Giuliano. Quam mutatus ab illo! Lo ritrovavo combattivo come sempre, ma messo in un angolo a causa delle sue ricerche e della sua teoria: il peccato mortale di percorrere linee di ricerca che l'establishment considera «esoteriche», se non «patologiche» come la FF.
L'esperimento però funziona, c'è una produzione di eccesso di calore con un guadagno del 100% e una riproducibilità e una continuità, il cui non conseguimento era stato il maggior ostacolo alla credibilità della fusione fredda. Niente flusso di neutroni però, una delle caratteristiche fondamentali di una reazione nucleare; e a me, un po' preoccupato di questa assenza, Giuliano spiega con un mezzo sorriso che è uno dei «miracoli» della FF. Solo tre anni prima, infatti, John R. Huizenga, uno dei commissari che nel 1989 ne aveva respinto il finanziamento, aveva seppellita la FF come «The Scientific Fiasco of the Century», indicando ironicamente i tre «miracoli» della FF: la mancanza di forti emissioni di neutroni, la mancanza di significative emissioni di raggi γ o X e la penetrazione della barriera colombiana tra cariche positive.
L'imbarazzo per la mia gaffe, onestamente involontaria e non senza fondamento, è però immediatamente superato perché bisogna scendere giù, nell'aula grande del Dipartimento di Fisica dell'Università di Milano presso cui è insediato Leda.
L'aula, gremita, accoglie in silenzio ma con rispetto e interesse il seminario in cui Giuliano illustra metodi e risultati ottenuti; e l'esperimento verrà validato di lì a poco per la prima volta. Riceverà, la seconda volta, una bocciatura da un gruppo di tecnici che però odorano molto di concorrenza. Otterrà infine un'altra validazione da un team capitanato da Francesco Scaramuzzi, leader del gruppo di ricercatori dell'Enea di Frascati, che, pochi giorni dopo la pubblicazione dell'articolo di F & P, aveva rilevato un eccesso di calore anomalo generato dall'assorbimento da parte del Titanio di un gas di Deuterio.
E qui è opportuno rilevare che questo esperimento, presentato all'Accademia dei Lincei il 22 aprile 1989 da Emilio Colombo, presidente dell'Enea, rappresenta un'altra strada di sperimentazione per la FF, alternativa al metodo «elettrolitico». È la strada lungo la quale si sono mossi, a partire dal 1989, Piantelli e Focardi a Siena e a Bologna, e poi, in tutti questi anni Francesco Celani, costantemente oggetto di tentativi di chiusura del suo laboratorio e, invece, con molti maggiori riconoscimenti, Iwamura in Giappone.
Sulla base di un quarto di secolo e passa di esperimenti e di dibattito sono giunto alla conclusione che la reazione per contatto diretto, senza cioè la cella elettrolitica, di Deuterio con un materiale nano strutturato (Titanio, Nichel, Palladio, Costantana ecc.) sia la via più promettente, anche perché meno complessa, per ottenere una produzione di energia «pulita»; che era poi la grande promessa che, incautamente e prematuramente, F & P formularono in quell'ormai lontano 23 marzo del 1989.
Tornando a Milano e a Leda, gli sponsor si ritirarono nonostante i passi avanti fatti e si pose allora il problema di mantenere in vita la ricerca e il laboratorio della piccola società. È a partire dall'ottobre del '96 che, nella mia veste di parlamentare, mi battei perché quell'esperienza così significativa non andasse perduta. L'Infn, che all'epoca aveva assicurato al Governo «la disponibilità a considerare e sostenere senza alcuna preclusione ricerche nel settore della cosiddetta fusione nucleare fredda», non si mosse. Diversa invece la sensibilità che mostrarono all'Enea il direttore generale, Renato Strada, e il presidente, Carlo Rubbia; alla fine riuscimmo con Giuliano a incardinare Leda e il suo know-how nel contesto delle ricerche sull'energia da idrogeno dell'Enea di Frascati.
Ed è sicuramente da apprezzare il rigore, e anche un saldo buon senso friulano, con cui Rubbia affrontò la vicenda, non facendosi condizionare dai ripetuti pronunciamenti sulla FF come «junk science», magari avanzati da parte di ricercatori sulla fusione «calda», assai determinati a non voler spartire il «loro» budget di ricerca. Rubbia pose la questione nei termini usuali della ricerca scientifica; del verificare, cioè, se quanto collaudato più volte da Preparata e Del Giudice con Leda fosse riproducibile nei laboratori di Frascati.
Il Rapporto Enea 41/2002 e la morte di Giuliano
E nel '99 parte l'esperimento (6), che si giova oltre che dei due di Leda anche dei ricercatori del «gruppo Idrogeno» dell'Enea-Frascati; con tre anni di tempo a disposizione e un budget di 600.000 euro.
Il 24 aprile 2000 Giuliano muore per la malattia che, senza incrinare la sua determinazione, lo aveva però minato negli ultimi anni; e sei mesi dopo, in occasione di un seminario in suo ricordo, Rubbia si impegnerà a rilevare anche Leda, in modo da evitare il fallimento della piccola società (7); la ricerca verrà completata e i risultati riportati in un rapporto interno dell'Enea dell'aprile 2002, il «Rapporto 41» De Ninno et al.(8).
Che cosa aveva trovato il gruppo De Ninno nella serie di esperimenti condotti a Enea-Frascati? Innanzitutto che solo se il catodo di Palladio ha la forma di una striscia stretta e sottile (un film di spessore 1-2 micron), e non di una placca, il fattore di carico x = [D]/[Pd] si porta al valore 1 in pochi minuti. La fase «supercritica», sempre con x = 1, viene raggiunta in circa due ore e mezza dall'inizio dell'elettrolisi, dopo questa soglia appaiono le seguenti «anomalie»:
i. l'aumento del contenuto di 42He (Elio) continua per tutta la fase supercritica fino a un valore, più di sette volte quello iniziale, che si mantiene poi costante per tutta la fase di osservazione.
ii. Un incremento di temperatura al catodo che segnala l'atteso eccesso di calore.
Le due anomalie si presentano insieme, pur nei diversi tempi di risposta; l'azzeramento del potenziale del catodo (dopo dodici ore di funzionamento) determina la scomparsa di entrambe le anomalie. Dalla quantità di 42He prodotta nel corso dell'elettrolisi si può calcolare la potenza prodotta, in base alla conversione
iii) D + D → 42He + γ + 23,8 MeV,
dove il MeV è una misura d'energia usata nel mondo subatomico, pari a 106 eV (1eV = 1,60·10-19 J).
Gli strumenti utilizzati erano stati sottoposti ad accurati controlli (taratura, calibratura ecc.), e una particolare attenzione era stata dedicata alla rimozione totale dei gas non inerti dalla miscela gassosa prodotta nel corso dell'elettrolisi per garantire l'affidabilità delle misure delle piccole quantità di Elio prodotte nei vari esperimenti. Quindi la discrepanza, registrata nel corso dei vari esperimenti eseguiti e che aumentava con l'aumentare della potenza prodotta, tra la potenza calcolata in base alla iii) e quella valutata semplicemente in base all'aumento della temperatura al catodo, poteva essere ricondotta alle condizioni di non equilibrio termico in prossimità del catodo e alla conseguente perdita per irraggiamento dalla superficie del film di Pd.
Era stata addirittura raggiunta la fusione parziale del catodo (1828 K) senza un aumento apprezzabile della temperatura dell'elettrolita, cioè senza che quella fusione parziale fosse stata rilevata calorimetricamente.
Nel «Rapporto 41» i ricercatori potevano perciò affermare che la produzione di 42He – che ha luogo insieme a quella di eccesso di calore quando x = 1 – testimonia il carattere nucleare dei processi che hanno avuto luogo nella cella: una reazione nucleare, la iii), ottenuta invece con processi puramente elettro-chimici.
Nelle considerazioni conclusive il gruppo riaffermava, come possibile interpretazione teorica del fenomeno, la iii) come reazione di fusione, cioè quella, e non poteva non essere così, fornita da Giuliano Preparata. A cominciare dall'effetto Cöhn-Ahronov, come l'aveva battezzato Giuliano e che nel rapporto, in omaggio a lui che non c'è più, veniva ridefinito come «effetto Preparata»: vale a dire, in termini sperimentali, la depressione del potenziale chimico del Deuterio nel Palladio (per x > 0,7) e il corrispondente aumento del tasso di caricamento, quando viene applicato al catodo un potenziale elettrico.
Purtroppo gli stanziamenti al gruppo per procedere con altri esperimenti non vengono rinnovati, Rubbia non è più presidente dell'Enea, e viene finanziata un'impegnativa ricerca che, portata avanti da Vittorio Violante per l'Enea con Stanford Research Institute (Sri), Naval Research Laboratory Washington D.C., Energetics Technologies Inc., Energetics LLC e La Sapienza, consegue risultati importanti ma parziali, il 65% di riproducibilità all'Enea e il 75% allo Sri.
Il nome di Giuliano Preparata è indubbiamente legato alla FF, ma la sua produzione scientifica è stata ben più ampia e di grande rilievo in vari settori, come illustrò Rubbia nella commemorazione di Giuliano sei mesi dopo la sua morte (8). Ma a questo punto chi legge può essere interessato alla domanda: «Com'è finita la storia della FF?».
L'eccesso termico: reazione nucleare, ma non di fusione
Anni dopo, a 20 dall'esperimento di F & P, Peter Hagelstein eseguì delle stime per calcolare le emissioni di neutroni e raggi X nella reazione
iii) D + D → 42He + γ + 23,8 MeV,
in corrispondenza all'energia con cui «nasce» l'atomo di Elio e ai diversi processi che possono originare quelle emissioni. La conclusione cui pervenne appare una sostanziale, anche se cauta, conferma della linea di ricerca e dei risultati ottenuti sull'arco di quindici anni (9), fin dall'esperimento di McKubre, passato alla storia della FF come M4 ed eseguito nei laboratori dello Sri nel 1994 [(ma la prima pubblicazione dei risultati di M4 in sede scientifica è quella citata in nota (10)].
L'esperimento M4 ha continuato a esser considerato da molti addetti ai lavori come la più accurata evidenza sperimentale della reazione di fusione iii) (11), al punto da motivare un esperimento analogo («the case replication experiment») i cui risultati vennero riportati in un rapporto tecnico stampato nel 1998 dall'Epri (Electric Power Research Institute), l'Istituto che era stato lo sponsor della «replication» effettuata sempre presso lo Sri.
Hagelstein era stato ampiamente coinvolto nel tentativo di «reinterpretare» M4 e nel «replication experiment» come conferma della reazione iii); e questa reinterpretazione era stata alla base di una lettera e di un successivo rapporto presentato al DoE degli US nel luglio 2004 per sollecitare attenzione e finanziamenti. L'esito era stato uno «sdoganamento» della FF, ammessa come settore di ricerca scientifica, ma con nessun riconoscimento per uno stanziamento ad hoc nel budget federale della ricerca. Si era dipanata una vicenda complessa e non certo esente da critiche (11) e la riflessione di Hagelstein sui «constraints» (9) suona perciò anche come una sorta di bilancio e una difesa.
In definitiva, come consuntivo di due decenni di FF, mentre appare innegabile in molti esperimenti un'evidenza per la produzione di un eccesso di calore, assai più di quanto ne possa produrre una reazione elettrochimica, in concomitanza con la produzione 42He, non vengono rilevate quantità significative degli altri prodotti in uscita dalla reazione D – D secondo il canale iii), attesi se fosse una fusione nucleare: neutroni, raggi X o γ, Trizio, o trasmutazioni (12) di elementi.
Per giustificare queste assenze e la penetrazione della barriera coulombiana, i tre miracoli della FF su cui aveva ironizzato Huizenga nel suo «The Scientific Fiasco of the Century», molti ricercatori avevano fatto fede al «most surprising feature» della FF subito segnalato da F & P (13); e avevano continuato a interpretare i fenomeni della FF sulla base della reazione iii), quella però di gran lunga meno probabile rispetto ai canali i) e ii) (14). O si erano accontentati dei risultati senza impegnarsi in interpretazioni teoriche.
Nel «case replication experiment», mirato a verificare che la reazione che avviene sia proprio la iii), venivano misurati 32 MeV per atomo di Elio, cioè una deviazione troppo grande (circa il 40%) rispetto al valore atteso di 23,8 MeV della iii); quindi una smentita, proprio da quello che è stato ritenuto l'esperimento più significativo a favore della FF [e fu questa rilevante discrepanza all'origine del criticato tentativo di «reinterpretazione» (11)].
E del resto un interrogativo generale ha sempre pesato come una spada di Damocle sull'interpretazione che la FF sia una fusione nucleare che avvenga secondo il canale iii): «Poiché questo è il canale più altamente improbabile – 10-6 – rispetto agli altri due, equiprobabili (14), in cui può avvenire la reazione D – D, perché mai la natura dovrebbe scegliere proprio questa soluzione?».
Insomma, si è di fronte sicuramente a una reazione nucleare, per l'eccesso di calore misurato in moltissimi esperimenti in quantitativi superiori di alcuni ordini di grandezza a quello che può produrre una reazione elettrochimica, ma non c'è alcuna evidenza sperimentale che comprovi che la reazione nucleare sia una reazione di fusione, e che sia la iii). E sul piano dell'interpretazione teorica non emerge una teoria condivisa in grado di spiegare i processi nucleari che presiedono alla FF.
Una spy story. Parallela?
In ogni caso, questa difficoltà di sistemazione teorica della FF non ha mai scoraggiato le ricerche militari. I bene informati sostengono infatti che già alla fine del 1989 la Nasa aveva riprodotto la FF, i mezzi non le mancavano certo, e le Lenr rientrano, a tutt'oggi, tra le sue opzioni di ricerca. Così testimonia in termini decisamente positivi un suo chief scientist, Dennis Bushnell, nel sito Nasa Technology Gateway (il quale sito, oltre che per il trasferimento di tecnologie, si qualifica come A place to purchase Lenr technology). Del resto nel Technical Report rilasciato da un laboratorio della U.S. Navy nel 2002, oltre alla vasta rassegna delle ricerche compiute dalla Marina nel periodo 1989 – 2002, c'è la conferma di vari esperimenti nei quali oltre all'eccesso di calore viene rilevata la produzione di 42He, come presumibile effetto di reazioni nucleari all'interno della cella (15).
Questo interesse dei militari, forse in epoca anteriore alle stesse ricerche di F & P, e il loro ruolo nella vicenda mi divennero molto più chiari dopo una lunghissima chiacchierata con Martin Fleischmann a Venezia, ormai tanti anni fa (non c'era più Giuliano, ma c'era Emilio). Fleischmann era di passaggio per l'Italia e mi dette la sensazione di uno che volesse «alleggerirsi» un po' di quella pratica cui, si dice, sono sottoposti gli scienziati, consenzienti, sudditi di Sua Maestà: la visita di due distinti gentiluomini, qualche tempo dopo una partecipazione a una conferenza all'estero o a qualche evento scientifico, che richiedono quali siano stati i temi affrontati e la loro importanza per la sicurezza nazionale. Fleischmann richiamò la nostra attenzione su un vecchio articolo di Bridgman degli anni 30 sugli effetti di una pressione «ultracritica» su un metallo (Percy W. Bridgman aveva preso il Nobel nel 1947 proprio per la Fisica delle alte pressioni) e ci pose con qualche giro di parole la questione di che cosa potrebbe succedere se il metallo fosse Uranio fissile «caricato» con Idrogeno e sottoposto a una forte pressione, come quella di una «percussione». Il seguito della storia è ben raccontato nell'avvincente libro di Mauro Torrealta e Emilio Del Giudice (16).
Ma lasciando da parte storie militari, come rispondere a quell'interrogativo di «Damocle»? Come spiegare, se non va bene la iii), la presenza di Elio registrata in tanti esperimenti? C'è bisogno di un nuovo punto di vista, una nuova teoria.
Non credo davvero che possa risuonare come una sorta di «offesa» proporre in un memorial di Giuliano una teoria che ha «superato» la sua. Non era davvero lo spirito dell'uomo, che avrebbe peraltro difeso a spada tratta la sua «creatura», pronto però a riconoscere gli argomenti dell'altro. Del resto questa è una mia affermazione, anche un po' provocatoria nei confronti di tanti ricercatori che nonostante «gli scherni e gli oltraggi», e non fruendo di una loro spiegazione del fenomeno, continuano imperterriti a chiamare fusione fredda una reazione nucleare che sicuramente fusione non è, come mi pare sia stato mostrato al di là di ogni ragionevole dubbio.
E del resto anche Preparata e Fleischmann non si erano voluti impiccare all'esclusività della reazione iii) e avevano elencato a suo tempo gli ingredienti di una teoria possibile nel quadro di riferimento della QED, come abbiamo già sottolineato (4) e che è opportuno ripetere: interazioni, sia elettromagnetiche sia nucleari, collettive e coerenti e non a pochi corpi. Solo così le interazioni tra componenti elementari possono portare a effetti macroscopici di natura quantistica, del tutto imprevedibili sulla base delle conoscenze scientifiche acquisite e dei corrispondenti punti di vista dominanti.
La teoria Widom, Larsen e Srivastava (WLS)
Il nuovo orizzonte teorico delineato negli ultimi dieci anni sottrae il discorso delle reazioni nucleari a bassa energia a quel che è ormai diventato un ridotto, la FF. Se, come spero risulti chiaro, non è producente intestardirsi sull'interpretazione dell'esperimento di F & P come reazione di fusione, perché i dati sperimentali non lo consentono e le teorie proposte spiegano troppo o troppo poco, non è però certo da buttare quella messe di solidi dati sperimentali accumulati per vent'anni sulle Lenr, e che non possono essere scartati come affetti da errore.
D'altro canto, perché nel tentativo di spiegare i risultati non si è mai invocato il «modello standard», cioè la teoria delle interazioni elettrodeboli e forti tra tutte le particelle elementari, note o previste dalla teoria stessa, costruito a partire dagli anni 60 e universalmente accettato? Il nuovo punto di vista, la nuova teoria viene proposta a partire dal 2006 da Allan Widom, Lewis Larsen e Yogendra Srivastava; quest'ultimo poi è stato anche lui collega universitario e amico di Giuliano e ne ha seguito la sorte di diffidenza e, addirittura, di pesanti pubbliche «scomuniche, rientrate poi nel corso del 2013 e delle quali non vale più parlare adesso.
La teoria WLS (17), (18), (19), fornisce un'interpretazione delle Low Energy Nuclear Reactions intesa a spiegare non solo quella che abbiamo chiamato FF nei metalli carichi di protoni o deutoni (metallic hydride), sia in cella elettrolitica sia in contatto diretto senza soluzione, ma, più in generale, fenomeni macroscopici, alcuni presenti in processi del tutto naturali, che hanno origine proprio dalle Lenr.
È importante sottolineare subito che, nonostante certi elementi teorici risultino di difficile «digeribilità» per molti, come vedremo, WLS si sono proposti, fin dai primi passi, di spiegare i risultati sperimentali senza invocare una «nuova fisica» al di là del «modello standard» (17).
La teoria WLS, rifiutata l'ipotesi della reazione di fusione D-D, propone come «protagonista» delle Lenr l'inversione del decadimento β. Il decadimento β, il cui studio fruttò il Nobel a Fermi nel 1938, è la transizione da neutrone a protone con l'emissione di un elettrone e-, la particella β, e un antineutrino νe
iv) n → p + e- + νe.
L'esistenza di νe fu prevista teoricamente da Wolfgang Pauli subito dopo la dimostrazione sperimentale dell'esistenza del neutrone (1932): infatti, se il decadimento β avesse come esito un processo a due soli corpi (protone – elettrone), e non a tre come in iv), si violerebbe la conservazione della quantità di moto.
L'inversione di iv) è
v) ẽ- + p → n + νe,
dove νe è il neutrino associato al neutrone, sempre per la conservazione della quantità di moto; ẽ- è l'elettrone «vestito», reso cioè massivo da un campo di radiazioni elettromagnetiche di potenza W. Ciò vuol dire che, in virtù dell'equivalenza di Einstein E = m c2, l'elettrone ha acquistato energia sufficiente per interagire con il protone e produrre neutroni. Lo schema completo per la v) è quindi
v') W + e- → ẽ-, ẽ- + p → n + νe,
e il «rivestimento» dell'elettrone da parte del campo elettromagnetico che lo rende più massivo è la «rinormalizzazione», secondo quanto prevede il modello standard.
Si può pensare al catodo di Palladio della cella elettrolitica di F & P o a un semplice filamento metallic hydride. I deutoni, o protoni, si dispongono sulle superficie del metallo in «patches» in grado di attrarre gli elettroni che fluiscono nel catodo, o nel filamento, come corrente generata da una differenza di potenziale. I «patches» oscillano collettivamente e le loro oscillazioni coerenti iniziano ad accoppiarsi sulla superficie del metallo con le oscillazioni collettive del plasma di elettroni.
All'aumentare dell'ampiezza delle oscillazioni dei protoni aumenta il campo elettrico medio della radiazione da loro emessa, la cui potenza W produce la «rinormalizzazione» della massa degli elettroni, m = β me (β ≥ 1) , maggiore di me, massa dell'elettrone «nudo» (cioè libero da interazioni). Al di sopra di una certa soglia β0 (β ≥ β0) (20) gli elettroni del plasma acquisiscono tanta energia da poter reagire con i protoni (o i deutoni) per creare neutroni attraverso la v).
I neutroni prodotti sono «ultra-cold», hanno cioè un impulso estremamente piccolo e quindi una bassissima probabilità di sfuggire dalle micro-regioni della superficie metallica dove sono stati originati. Hanno invece enormi sezioni d'urto d'assorbimento da parte del metallo, cioè un'elevatissima probabilità di produrre localmente delle reazioni nucleari; e si può mostrare che c'è anche un elevata soppressione di raggi γ, dovuta agli elettroni divenuti più pesanti (20), (21), (22).
I fenomeni che hanno cercato risposte per vent'anni cominciano a poter essere interpretati senza dover ricorrere a spiegazioni e teorie che vadano oltre quelle scientificamente condivise, ma possono essere inquadrati, secondo le iv), v) e v'), nell'ambito della teoria delle interazioni elettrodeboli del «modello standard».
Ai tre «miracoli» della fusione fredda il modello WLS risponde: i) non c'è flusso di neutroni «energetici» da attendersi in uscita perché i neutroni generati tramite la v) sono «ultra cold», non hanno cioè energia sufficiente per fuggire dalla superficie del catodo in cui «nascono» e vengono invece assorbiti nel metallo; ii) non ci sono significative emissioni esterne di raggi γ o X perché questi vengono catturati dagli elettroni massivi del plasma, che re-irraggiano nella forma di energia elettromagnetica molto più «leggera» (infrarosso); iii) non c'è infine il problema di superare la «barriera coulombiana» (che esisterebbe tra le cariche di ugual segno, i Deutoni, se la reazione fosse di fusione) perché nella v) ci sono neutroni (e neutrini), che non hanno carica, e protoni e elettroni, che si attraggono.
Tutto liscio, allora? Eh no, seppure a opera di elettroni molto energetici l'inversione della transizione β configurata in v), un protone che decade in neutrone, non è facile da accettare perché il protone in condizioni ordinarie è una delle cose più stabili dell'universo. E quello che è il punto centrale della teoria WLS viene infatti definito «intriguing possibility» e confutato (Ciuchi et al) (23), provocando però un'immediata risposta (24).
Le Lenr insomma non sono più «scienza patologica», sono qualcosa con cui ci si deve confrontare.
Last but not least, le Lenr possono essere sorgenti di energia «pulita», proprio perché non vengono emesse radiazioni di quella intensità che ci si attenderebbe se la FF fosse una reazione di fusione. E in effetti, non è morto per radiazioni nessuno dei molti ricercatori che pure nel corso degli anni si sono cimentati con gli esperimenti di FF. Invece l'eccesso di calore che aveva richiamato e richiama tante speranze viene spiegato, nell'ambito del modello WLS, in termini delle molteplici reazioni nucleari dei neutroni, prodotti secondo la v), con i materiali al catodo. Se il riferimento è a una cella elettrolitica, ad esempio, e se la superficie metallica è rivestita da Litio, l'assorbimento successivo di neutroni porta da 63Li a 42He, con una rilevante produzione d'energia. La reazione
63Li + 2n → 2 42He + e - + νe
genera infatti una rilevante quantità di calore: Q ≈ 26,9 MeV.
A sua volta, l'Elio può assorbire neutroni e riprodurre Litio, tramite la catena di reazioni che porta a
42He + 2n → 63Li + e- + νe
con Q ≈ 2,95 MeV.
Il ciclo completo delle reazioni sopra descritte rilascia una significativa quantità calore di alta temperatura attraverso reazioni nucleari che non sono reazioni di fusione.
Non c'è più la FF, ma resta un'indicazione di fondo di Giuliano Preparata, quella dell'interazione collettiva tra le oscillazioni coerenti del plasma di protoni e le oscillazioni del plasma di elettroni, che ha luogo sulla superficie metallica del catodo durante l'elettrolisi. La teoria WLS aggiunge che è l'energia elettromagnetica conferita agli elettroni dalle oscillazioni dei protoni a rendere possibile l'accoppiamento con i protoni per produrre neutroni, secondo lo schema v'). I neutroni così generati, di bassissima energia, non fuggono dal catodo ma interagiscono a più riprese con gli elementi leggeri in esso presenti: reazioni nucleari che producono significativi eccessi di calore, reazioni nucleari a bassa energia (Low Energy Nuclear Reactions).
Giuliano Preparata e qualche riflessione
La produzione scientifica di Giuliano è stata estremamente vasta, oltre 400 lavori, un numero impressionante, che spaziano dalla Fisica dei laser alla Superconduttività, Superfluidità, alla Fisica delle stelle e dei neutroni, all'Astrofisica dei GRB (Gamma Ray Bursts); ovviamente includendo la Materia condensata e la FF di cui abbiamo parlato. Partito dalla Fisica delle particelle elementari, la scuola fiorentina di Gatto degli anni 60, Giuliano è andato oltre trasferendone i concetti e le idee in altri campi con grande creatività e originalità di pensiero.
Negli anni 70 ha portato contributi teorici fondamentali per l'unificazione della forza elettromagnetica con la forza nucleare «debole» nella forza elettro-debole, uno dei pilastri del «modello standard». Negli anni 80 ha dimostrato il quark confinement, risolvendo così il problema del confinamento del «colore» nell'ambito della Cromo-Dinamica Quantistica (QCD).
A partire dal 1987 ha rivolto la sua attenzione alla materia condensata, affrontando problemi come la teoria dell'acqua liquida, ferro-magneti, elio 3 e 4 liquido e solido ecc. È proprio in questi studi che Giuliano, insieme a Emilio Del Giudice, «rivendica» la Teoria Quantistica dei Campi come teoria fondamentale nello studio della materia, che sostituisce al raggrupparsi via via di particelle per costituire, gerarchicamente, i diversi ordini di realtà materiale, i «campi», ovvero oggetti immateriali che si estendono nello spazio e nel tempo, e che nei processi di reciproca interazione, là dove il «fenomeno» si manifesta ai nostri sensi o alla rilevazione degli strumenti, solo là appaiono in forma corpuscolare (i «quanti» del campo), perché solo là dove avviene lo scambio di energia-impulso essi si mostrano come unità indivisibili.
È insomma una concezione opposta a quella della Scuola di Copenhagen, che è ancora sostanzialmente alla base della teoria della Fisica delle particelle elementari dalla quale Giuliano era partito. La teoria quantistica dei campi esige infatti un'interconnessione, in questo è il suo realismo, una sorta di «solidarietà» antitetica alla visione di particelle o atomi individuali in un perenne conflitto di urti «uno contro uno»; e diventa il terreno teorico per il superamento, come si è accennato, della barriera tra inorganico e vivente. I campi sono «onde» che si propagano nello spazio e nel tempo, responsabili di quell'entanglement quantistico che tanto fascino sembra esercitare sui neofiti; onde che viaggiano con una loro fase, e quindi gruppi d'onde coerenti, cioè tutte con ugual fase, sono capaci di amplificazioni analoghe a quelle registrabili coi laser.
Certo, non mi pare questo a tutt'oggi il mainstream del pensiero fisico, ma non sembrerebbe neanche tale da comportare quell'avversione che si è in realtà scatenata particolarmente contro la FF, al punto da creare sofferenza (e chi non ricorda qualche risposta stizzita o tranchante di Giuliano) nei suoi ricercatori, molto al di là di quanto un contrasto scientifico possa motivare. Il carattere «innovativo» che mi pare si possa predicare dell'avversione contro la FF come junk science è che mentre sono note forme «persecutorie» nei confronti di qualche scienziato, anche illustre, il caso della FF ha riguardato invece molte centinaia di ricercatori e migliaia di esperimenti, che pure erano riusciti a realizzare. E con un coinvolgimento significativo anche dei media e della carta stampata con i rispettivi consulenti scientifici.
Di fronte a tanto contrasto è stata certo l'amicizia e la solidarietà scientifica con Emilio a permettere a Giuliano di resistere; e l'amore profondo e attento di Emilia Campochiaro, la moglie, che perdura anche nella conservazione della memoria dell'attività scientifica di Giuliano. Sotto la pressione del «tallone di ferro» della scienza «ufficiale» la reazione di Giuliano fu quella di vagheggiare anche lui quella «Repubblica delle Lettere», partorita dall'Umanesimo italiano e sognata da Galilei, i cui «abitanti», spiriti liberi amanti della verità, si riconoscevano sulla base delle competenze senza alcuna barriera ideologica o di religione e nel reciproco rispetto e nella tolleranza. «Filosofi della natura», scienziati diremmo oggi; gente che «aveva il futuro nel sangue», dirà Snow oltre tre secoli dopo nel suo bel libro «Le due culture».
È vero però, si potrebbe osservare, che l'unità culturale della comunità scientifica si è frantumata e parcellizzata proprio a partire dalle rivoluzioni di sapere, arte e scienza, non solo della Fisica, che hanno caratterizzato le prime decadi del secolo XX, come Marcello Cini ha colto nelle sue opere con grande evidenza; e che si sono perciò prodotti tanti «specialismi ignoranti», sempre Snow, in contrasto con quell'ideale di società aperta che ricerca la verità e che, a partire proprio da Galileo, proprio la scienza aveva contribuito a proporre e creare.
Parcellizzazione del sapere e specialismi ignoranti hanno sempre più promosso un'attitudine a dare ascolto più alla Doxa scientifica che non alla bontà delle argomentazioni e dei risultati sperimentali non collimanti col punto di vista dominante. E su questo aspetto non sarebbe male che s'impegnasse di più qualche storico della scienza o qualche epistemologo. Attesa infatti la sostanziale multidisciplinarietà e interdisciplinarietà sempre più necessarie alla costruzione del sapere e alla sua lettura, e l'opera di Giuliano ne è un ottimo esempio, il ritorno all'«ispe dixit» ha percorsi meno lineari, più tortuosi di quelli che nel mondo accademico e della ricerca sono a tutt'oggi battuti, magari all'insegna della «titolarità della cattedra».
In alcune corporazioni scientifiche «forti», come ad esempio quella dei Fisici, la tendenza ugualmente forte a riservare alla corporazione il privilegio di definire che cosa sia scienza e che cosa non lo sia ammette un'interpretazione lineare, almeno in prima approssimazione, legata in modo abbastanza trasparente alla questione dei budget di ricerca.
Atteggiamento non molto galileiano, si dirà, ma di sicuro successo se si pensa alle enormi risorse richieste, e ottenute, e al carattere veramente globale che hanno assunto certe ricerche; per citare solo l'ultimo caso «gigantesco», i sette miliardi e mezzo di euro che è costato l'esperimento per la rivelazione del bosone di Higgs e le migliaia di ricercatori di tutte le nazionalità che vi hanno ruotato attorno per vari anni.
Una tale mobilitazione e impegno di risorse fece calare il sipario, a proposito di budget per la ricerca, sulle proposte di utilizzare la macchina del Cern come «Ads» (Accelerator Driven System) per innescare, tramite la «spallazione» di un target, un «bombardamento» di neutroni inteso a rompere, a ridurre alla ragione i radionuclidi a vita media lunghissima (decine di migliaia quando non milioni di anni) presenti nelle scorie radioattive. Un progetto, quest'ultimo, che all'inizio di questo secolo sembrava pronto al decollo in tutti i grandi laboratori del mondo, dal Giappone agli Stati Uniti, e che aveva fatto proclamare nella UE, al Commissario Peter Tindemans, la nascita della «megascience», altro che la «big science» delle particelle elementari! Che ancora una volta ha invece vinto, in nome non solo del suo indubbio fascino, ma perché ormai ben consolidata, rispetto a un progetto nuovo e quindi con più incognite, perché voluta e promossa compattamente dall'establishment della Fisica mondiale e non da singole voci sia pure illustri, perché occasione di sostentamento e ambizioni per migliaia di ricercatori e perché ben conosciuta da decenni anche dai decisori politici.
Già, a proposito del bosone di Higgs e di epistemologia, che ne è della riproducibilità dell'esperimento, possibilmente in altri laboratori e magari più di una volta, che resta uno dei cardini della scienza galileiana e di tutta la scienza moderna? L'interrogativo non riguarda solo quella che i media amano chiamare, all'ombra del sorriso compiaciuto di Fisici e Prelati, «particella di Dio»; quante volte, ad esempio, e dove e secondo quali modalità verificabili è stato riprodotto l'esperimento sui bosoni «elettrodeboli» che oltre trent'anni fa fruttò il Nobel a Rubbia?
L'ovvia difficoltà fattuale della riproducibilità di esperimenti così «pantagruelici» non sembra abbia innescato una riflessione adeguata su quali siano le conseguenze sulla prassi scientifica e il pensiero e il metodo che la ispirano. Si può già registrare, ad esempio, un estendersi e un intensificarsi dell'«ipse dixit»: io mi occupo d'altro, ma il mio amico X, che è uno dei massimi esperti del settore mi assicura che... Il cammino del gambero, insomma, e magari ci sarà pure qualcuno che dirà che in fin dei conti non c'è bisogno di una ripetizione degli esperimenti, in nome di quella logica operativa, proposta da Bridgman come garanzia contro le «pretese» teoriche che avevano portato alla crisi della Fisica classica e che viene negata però per avallare modelli e teorie non contemplati dalla Doxa. E della fatica di contrastare, almeno in parte, la Doxa tutta la vicenda degli studi e degli esperimenti di Giuliano sulla materia condensata e la FF è una testimonianza certa. Un «due pesi e due misure» che si attesta su tutti i territori presidiati da quelli che Emilio Del Giudice amava chiamare «i guardiani dell'ortodossia» (25).
Su materia condensata, FF e Lenr si stende poi inevitabilmente l'ombra di grandi società, di settori militari, dei cosiddetti «interessi forti»; è il loro mestiere esercitare lobbying, intrusioni e tentare di piegare a loro favore anche organismi tecnici e scientifici. Ma non siamo ingenui, e non vogliamo accontentarci delle abituali spiegazioni che per questi «nodi» rimandano in ultima analisi al «grande vecchio» (finanza, impresa capitalistica, multinazionali, servizi segreti ecc.) che tutto controlla e regge in concatenazioni causali che farebbero impallidire il grande Baruch Spinoza.
Da qui insomma l'appello a storici ed epistemologi perché forniscano elementi di comprensione e di valutazione sul complesso e l'intreccio dei fatti qui riportati, di «peso e momento» del tutto generali. E così rilevanti nella vicenda scientifica e umana di Giuliano Preparata.
Un'ultima parola sul «sogno» di un'energia «pulita» e disponibile in termini d'uso appropriato: le decine o al più centinaia di kW per riscaldamento o raffrescamento domestico degli edifici, per le esigenze di piccole industrie o stabilimenti artigiani, per motori. So bene che un nuovo interesse, soprattutto in Giappone, raccoglie intorno alla ricerca fondamentale e alle possibili applicazioni delle Lenr università e industrie, nella prospettiva di trasmutazioni che possono riguardare non solo la generazione di energia ma anche il problema sopra accennato del condizionamento delle scorie radioattive (26); continuo però a ritenere il futuro delle Lenr, neanche a troppo lunga scadenza, sta nell'energia. Più ottimista di me è sicuramente Lewis Larsen, che parla delle Lenr come della possibile maggior fonte d'energia, pulita e a basso costo, in uno scenario carbon-free; alla sua pagina online, uscita poche settimane fa, volentieri rimando (27).
Note
(1) Preparata G. (1995). «Quantum Electrodynamical Coherence in Matter». World Scientific Publishing Co. Singapore.
(2) Del Giudice E., Mele R. and Preparata G. (1993), Dicke Hamiltonian and Superradiant Phase Transitions, Mod. Phys. Lett. B 7; 1851.
(3) Fröhlich, H. (1968), «Long-range coherence and energy storage in biological systems», Int. J. Quantum chem. 2: 641- 49.
(4) Fleischmann M., Pons S. and Preparata G.(1994), «Possible Theory of Cold Fusion», Il Nuovo Cimento A. 107 A:143.
(5) Preparata G., Scorletti M., Verpelli M. (1996). «Isoperibolic Calorimetry on Modified Fleischmann Pons Cells». J. Electroanal. Chem. 411: 9.
(6) A questa soluzione positiva aveva indubbiamente concorso una certa simpatia di Rubbia per i Verdi, maturata già vari anni prima in quegli incontri nei quali Rubbia aveva illustrato, a Gianni Mattioli e a me, i primi passi del suo «energy amplifier», ancor oggi reperibile in internet come «Rubbiatrone».
(7) «L'energia “fredda” e le fonti rinnovabili», (2000). Seminario in memoria di Giuliano Preparata, 24 ottobre 2000, Roma, Sala della Sacrestia, Camera dei Deputati. A cura di Massimo Scalia. Maggioli Rimini.
(8) De Ninno A., Frattolillo A., Rizzo A., Del Giudice E. and Preparata G. (2002). «Experimental evidence of 4He production in a cold fusion experiment». RT/2002/41/FUS. Enea.
(9) Hagelstein P.L.(2010). «Constraints on energetic particles in the Fleischmann–Pons experiment». Naturwissenschaften, 97 (4):345.
(10) McKubre M., Tanzella F., Tripodi P. and Hagelstein P. (2000). «The Emergence of a Coherent Explanation for Anomalies Observed in D/Pd and H/Pd Systems; Evidence for 4He and 3He Production». 8th International Conference on Cold Fusion. 2000. Lerici (La Spezia), Italy: Italian Physical Society, Bologna, Italy.
(11) Krivit S.B. «2. The emergence of an incoherent explanation for D-D “cold fusion”». (2010). New Energy Times, 34.
(12) È l'altra denominazione che si dà tradizionalmente alle reazioni nucleari o al decadimento β, di sapore volutamente alchemico perché un atomo di un elemento viene cambiato nell'atomo di un altro elemento.
(13) Fleischmann M., Pons S. and Hawkins M. (1989). «Electrochemically induced nuclear fusion of deuterium». J. Electroanal. Chem. 261 (2A): 301–308 and errata in 263
(14) i) D + D → n + 32He + calore ~ 50%
ii) D + D → p + 31H + calore ~ 50%.
(15) U.S. Navy, Technical Report 1862. February 2002. «Thermal and Nuclear Aspects of the Pd-D2O». S. Szpak, P.A. Mosier-Boss Editors. Il rapporto risponde anche alle molte critiche sulla presenza di Elio come dovute alle infiltrazioni attraverso le pareti di vetro della cella: non è possibile perché l'esperimento è stato condotto in doppio cieco e nella cella di confronto non è mai stata rilevata presenza di Elio.
(16) Torrealta M., Del Giudice E. (2010). «Il segreto delle tre pallottole». Edizioni Ambiente, Milano.
(17) Larsen L., Widom A. (2006). «Commercializing Lenrs: A “Green” Next Generation Energy Source For Dense, Long Lived Portable Power», presented at Defense Threat Reduction Agency/ASCO High Energy S&T workshop, Lattice Energy Proprietary.
(18) Widom A., Srivastava Y.N. and Larsen L. (2007). «Energetic electrons and nuclear transmutations in exploding wires». arXiv: nucl-th/0709.1222v1.
(19) Widom A., Larsen L. (2007). «Theoretical standard model rates of proton to neutron conversions near metallic hydride surfaces». arXiv:nucl-th/0608059v2.
(20) Srivastava Y.N., Widom A. and Larsen L. (2008). «A primer for electro-weak induced low energy nuclear reactions». arXiv:nucl-th/0810.0159v1.
(21) Cirillo D., Germano R., Tontodonato V., Widom A., Srivastava Y.N., Del Giudice E. and Vitiello G.(2011). «Experimental Evidence of a Neutron Flux Generation in a Plasma Discharge Electrolytic Cell». Key Engineering Materials. 495:104.
(22) Widom A. and Larsen L.(2006). «Nuclear Abundances in Metallic Hydride Electrodes of Electrolytic Chemical Cells». arXiv:cond-mat/0602472.
(23) Ciuchi S., Maiani L., Polosa A.D., Riquer V., Ruocco G. and Vignati M. (2012). «Low energy neutron production by inverse β decay in metallic hydride surface». arXiv:nucl-th/1209.6501v1.
(24) Widom A., Srivastava Y.N. and Larsen L. (2012). «Erroneus wave functions of Ciuchi et al. for collective modes in neutron production on metallic hydride cathodes». arXiv:nucl-th/1210.5212v1.
(25) Sono almeno 40 anni che Fisici teorici e Matematici si stanno cimentando nel tentativo, secondo il desiderio-indicazione di Einstein, di unificare le forze fisiche presenti in natura: nucleare, elettro-debole (frutto della già ricordata unificazione tra forza nucleare «debole» e forza elettromagnetica) e gravitazionale. Quella che più recalcitra è la forza di gravità, la cui intensità è 1025 volte minore di quella più vicina, cioè la forza nucleare debole! La teoria più accreditata come «Teoria completa dell'Universo» (Stephen Hawking) è quella che si rifà alla «teoria delle stringhe». Le «dimensioni» di una stringa sono così microscopiche, ≈10-34 m, che un esperimento per rivelarla direttamente richiederebbe una macchina acceleratrice di potenza immensamente superiore alla massima oggi conseguibile (passare da circa 1 GeV a 1014 GeV); ma anche rivelazioni indirette richiederebbero «macchine» oggi ben lungi dall'essere disponibili. La cosa ha indotto, oltre che alla produzione di un film, a ironici sorrisi e ad aperte critiche (Richard Feynman). Eppure la «teoria del tutto» sembra soddisfare la richiesta della logica operativa. Anche in questo caso sembra essere scattata però la logica del «due pesi e due misure», forse perché a fronte di alcuni nomi di indubbio prestigio internazionale si schierava la legione dei «particellari» e delle loro «ragioni».
(26) Iwamura Y., Tsuruga S. and Itoh T. (2014). Yokohama R&D Center, Mitsubishi Heavy Industries Ltd., Japan. «Increase of transmutation products by electrochemical Deuterium permeation through nano-structured Pd multilayer thin film». JCF15(15th Japan-CFSociety Meeting. Dec.1-2, 2014, Hokkaido, Japan
Iwamura Y., Kasagi J., Kikunaga H. et al. (2015). Condensed Matter Nuclear Reaction Division, Tohoku University, Japan; Clean Planet Inc., Japan; Hydrogen Engineering Application & Development CO., Japan. «The launch of a new plan on condensed matter nuclear science at Tohoku University».
(27) «Could the W-L theory be the breakthrough needed to position Lenr as a major source of carbon-free, environmentally clean... low cost nuclear energy??», May 29, 2017. Documento declassificato dall'Amministrazione US e pubblicamente disponibile. Mettere su Google: Lewis Larsen.
Massimo Scalia

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martedì 27 giugno 2017

Smog cosa fà e come combatterlo !

Le nostre tecnologie a Petrolio su Rai 1
U-Heart sistema mangiasmog
Vernici mangiasmog , fotocatalitiche e ionizzanti

http://www.raiplay.it/video/2017/06/Petrolio-b83c08e9-2d8a-45e6-9244-f5876141a951.htm 

Una puntata dedicata al tempo e alle sue mutazioni e con un inviato d'eccezione, Leonardo Di Caprio. L'attore americano compie un viaggio nei quattro angoli della terra maggiormente colpiti dagli effetti del riscaldamento globale. Dallo scioglimento dei ghiacciai del Polo Nord, all'innalzamento del mare a Miami passando per la deforestazione in Indonesia che minaccia i "polmoni del mondo" fino alla Cina, il paese più inquinante al mondo, dove però qualcosa sta cambiando. E anche l'Italia non sfugge ai mutamenti. Già all'inizio di questa estate siccità, erosione costiera, fenomeni estremi come incendi e inondazioni, hanno riempito le pagine dei giornali. Una situazione drammatica che stiamo già pagando a caro prezzo. Riusciremo a uscire da questa situazione? Riusciremo a consegnare ai nostri figli un mondo ancora vivibile senza doverci vergognare per quello che stiamo facendo?
Giovedì 22 giugno alle 23:20
  • RegiaMarco Bonfante
  • ConduttoreDuilio Giammaria

lunedì 22 maggio 2017

Suq Festival 2017

I Ns. prodotti innovativi :
detergente naturale EcoNano Green e la vernice termica ecoattiva EcoThermo Paint sono stati selezionati come prodotti di eccellenza e saranno anche oggetto del dibattito Verso il 2020 Materiali Innovativi per l'Europa Sostenibile, che si terrà sabato 24 giugno ore 20 palco principale.

mercoledì 5 aprile 2017

Vivere senza malattie è vincere la vita !

Cancro, acidosi e dieta alcalina

1
L’immagine di sopra è accompagnata da un testo, che gira già da almeno oltre un anno su vari siti, apparentemente parlante di ovvietà giustissime come l’avere una dieta equilibrata e il fare attività fisica, ma in realtà abbastanza accusatorio per lanciare indirettamente o meno le solite invettive che svariati sostenitori delle verità alternative rivolgono al mondo scientifico.
Il testo contiene errori e contraddizioni, che fanno capire la vera natura dell'”articolo”.
La parte iniziale del testo, quella che riassume la “scoperta” e i principi su cui si basa, è la seguente (grassetti e sottolineature mie, il resto in seguito):
Una notizia che ha dell’incredibile: la causa principale del cancro è stata ufficialmente scoperta decenni fa (1923) da uno scienziato premio Nobel per la medicina, nel 1931.
E da allora nulla è stato fatto in base a tale conseguimento, se non continuare a raccogliere in tutto il mondo soldi per la ricerca, attraverso associazioni come, ad esempio l’italiana, AIRC.
Quando la causa primaria del cancro era già conosciuta.
Pochissime persone in tutto il mondo lo sanno, perché questo fatto è nascosto dall’industria farmaceutica e alimentare.
Nel 1931, lo scienziato tedesco Otto Heinrich Warburg ha ricevuto il Premio Nobel per la scoperta sulla causa primaria del cancro.
Proprio così. Ha trovato la causa primaria del cancro e ha vinto il Premio Nobel.
Otto ha scoperto che il cancro è il risultato di un potere anti-fisiologico e di uno stile di vita anti-fisiologico.
Perché? Poiché sia con uno stile anti-fisiologico nutrizionale (dieta basata su cibi acidificanti) e l’inattività fisica, il corpo crea un ambiente acido (nel caso di inattività, per una cattiva ossigenazione delle cellule).
L’acidosi cellulare causa l’espulsione dell’ossigeno. La mancanza di ossigeno nelle cellule crea un ambiente acido.
Egli ha detto: “La mancanza di ossigeno e l’acidità sono due facce della stessa medaglia: Se una persona ha uno, ha anche l’altro”.
Cioè, se una persona ha eccesso di acidità, quindi automaticamente avrà mancanza di ossigeno nel suo sistema. Se manca l’ossigeno, avrete acidità nel vostro corpo.
Egli ha anche detto: “Le sostanze acide respingono ossigeno, a differenza delle alcaline che attirano ossigeno”.
Cioè, un ambiente acido è un ambiente senza ossigeno.
Egli ha dichiarato: “Privando una cellula del 35% del suo ossigeno per 48 ore è possibile convertirla in un cancro”.
“Tutte le cellule normali hanno il bisogno assoluto di ossigeno, ma le cellule tumorali possono vivere senza di esso”. (Una regola senza eccezioni).
“I tessuti tumorali sono acidi, mentre i tessuti sani sono alcalini.”
Nella sua opera “Il metabolismo dei tumori”, Otto ha mostrato che tutte le forme di cancro sono caratterizzate da due condizioni fondamentali: acidosi del sangue (acido) e ipossia (mancanza di ossigeno).
Ha scoperto che le cellule tumorali sono anaerobiche (non respirano ossigeno) e non possono sopravvivere in presenza di alti livelli di ossigeno.
Le cellule tumorali possono sopravvivere soltanto con glucosio e in un ambiente privo di ossigeno.
Pertanto, il cancro non è altro che un meccanismo di difesa che hanno alcune cellule del corpo per sopravvivere in un ambiente acido e privo di ossigeno. IN SINTESI:
Le cellule sane vivono in un ambiente ossigenato e alcalino che consente il normale funzionamento. Le cellule tumorali vivono in un ambiente acido e carente di ossigeno.

Ohibò, la causa primaria del cancro era già nota da tempo, eppure le case farmaceutiche ci marciano sopra. Che oltraggio alla povera gente! Dobbiamo assolutamente condividere e informare affinché questa sconvolgente verità non venga insabbiata dai soliti potenti!
Ma le cose staranno proprio esattamente così?
Proviamo ad analizzare un po’ il contenuto del testo e a far riferimento alle nostre conoscenze attuali di biochimica e fisiologia per venirne un po’ a capo.
Incominciamo già dall’affermazione iniziale che è un po’ imprecisa. Basta fare una rapida consultazione per scoprire già che Warburg ad essere rigorosi non ricevette il Nobel per “aver scoperto la causa primaria del cancro”, bensì per aver scoperto come agissero gli enzimi della respirazione cellulare all’interno delle cellule tumorali.
In esse, il meccanismo cosiddetto della glicolisi, con cui la molecola del noto zucchero glucosio viene scissa in due molecole di piruvato (che normalmente entreranno poi nel cosiddetto ciclo dell’acido citrico e nella fosforilazione ossidativa aerobica per produrre energia), risulta alterato ed enormemente accelerato nonché seguito da una significativa fermentazione di acido lattico all’interno del liquido cellulare (il citoplasma), piuttosto che dalla normale ossidazione del piruvato; ciò è stato definito come il cosiddetto effetto Warburg.
Queste cose sono contenute in qualsiasi testo accademico, pertanto è abbastanza rammaricante notare l’ennesima accusa verso le solite grandi lobbies che terrebbero tutti all’oscuro di tutto.

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Al giorno d’oggi sappiamo che tutto ciò non è una causa bensì una conseguenza del tumore, dovuta alla proliferazione incontrollata delle cellule tumorali che portano quindi, in soldoni, ad una carenza di ossigeno, con conseguente accelerazione forzata della glicolisi e ricorso alla fermentazione lattica. Ciò porta come in una reazione a catena ad un abbassamento del pH intracellulare che diviene così acido. È questo a comportare l’acidificazione, in ultima istanza, delle cellule tumorali, non l’acidosi del sangue, pertanto non si può nemmeno definirla come lo stimolo ad un “meccanismo di difesa”, essendo a posteriori. Sarebbe come dire che l’industrializzazione selvaggia è un meccanismo di difesa verso lo scarico dei liquami nei fiumi.
Ad ogni modo, non fu per la scoperta della “causa” del cancro che Warburg ricevette il Nobel, ma per quella sugli enzimi respiratori e lo dice lo stesso istituto Nobel.
Piuttosto, lo scienziato ipotizzò a parte che il principale meccanismo nella formazione di un tumore consistesse proprio in questa modifica del metabolismo, eventualmente dovuta ad un danneggiamento dei mitocondri. Che avesse scoperto la causa primaria del cancro è una formulazione arbitraria di chi ha steso questa catena di S. Antonio, col chiaro intento di diffondere un punto di vista polemico verso la medicina ufficiale. Che non si è affatto fermata a raccogliere soldi dalla gente, bensì, assieme alla biologia molecolare, alla genomica, alla patologia e alla citologia ha fatto passi da gigante nel comprendere cosa c’è dietro il cancro, i perché e cosa si può fare per combatterlo.
La biologia insomma descrive l’insorgenza di un tumore a partire da un’alterazione dei meccanismi di controllo della divisione cellulare, del differenziamento cellulare, della morte cellulare e della cosiddetta trascrizione del DNA. Le cause scatenanti un tumore sono talmente articolate che semplicemente non ha senso parlare di una singola “causa primaria”, perché ne esistono in realtà molteplici spesso agenti in sinergia. Se siete medici o biologi, uno dei fattori di trascrizione più noti è la famigerata proteina P53, che nelle discussioni di laurea triennale viene scelta quasi ad ogni seduta, tanto è nota nonostante i complottismi sugli studi biomedici. Una mutazione nei geni che regolano la produzione di questa proteina scatena tutta una serie di conseguenze poco piacevoli per la cellula.
Esistono anche tantissime classi diverse di composti mutageni o cancerogeni, come anche gli oncovirus.
Il sito dell’AIRC ha una sezione con tutte le informazioni esposte in maniera semplice e chiara su cosa è il cancro.
Passiamo anche alle frasi riportate direttamente come proprie di Warburg. Facendo una rapida e superficiale ricerca su Google, le uniche fonti che trovo a riguardo sono lo stesso testo, quindi ben poco attendibile. Proviamo allora ad analizzare direttamente il contenuto di alcune di esse, perché è come al solito stato distorto da chi ha diffuso le informazioni:
“La mancanza di ossigeno e l’acidità sono due facce della stessa medaglia: Se una persona ha uno, ha anche l’altro”.
“Le sostanze acide respingono ossigeno, a differenza delle alcaline che attirano ossigeno”.
Quasi sicuramente si tratta di frasi estrapolate da un contesto e che quindi andrebbero interpretate, andando ad assumere una sfumatura di significato diversa negli intenti di Warburg. La prima, per esempio, farebbe riferimento al discorso sopra citato della reazione a catena, lo stesso testo dice che la mancanza di ossigeno causa un ambiente acido. La seconda se presa letteralmente non avrebbe senso.
Ma messe così nel testo non fanno che diffondere idee sbagliate nei lettori, che poi le interpretano a loro modo (o magari con una tendenza suggerita dallo stesso testo e dagli ambienti che lo pubblicano) andando a sviluppare considerazioni fuorvianti, come quelle che vedremo dopo.
Prima di passare a queste riassumiamo cosa voglia dire acido o basico, ma se volete potete saltare il prossimo paragrafo.
Effettivamente nel ‘700, appena scoperto, si riteneva che l’ossigeno fosse la sostanza costituente gli acidi (il nome oxys + genos significa questo per l’appunto), ma di acqua ne è passata sotto i ponti e si è scoperto che le cose sono un attimino diverse.
I chimici noteranno benissimo che queste frasi, prese nude e crude cosi (e magari citate a pappagallo da qualche profano che però non sa bene di cosa sta parlando) non corrispondono affatto alle definizioni di acido o di base (alcalino). Nella definizione più usata scolasticamente, quella formulata da Brønsted e da Lowry, un acido è una sostanza capace di donare un protone, cioè usando un linguaggio più tecnico uno “ione H+” (dell’idrogeno, composto normalmente da un protone ed un elettrone ma a cui in questo caso manca un elettrone) ad un’altra molecola, mentre viceversa una base è una sostanza capace di accettarlo. Nella definizione più tecnica di Lewis, un acido è una sostanza capace di accettare una coppia di elettroni, una base una capace di donarli. In tutto ciò non c’entra una beneamata mazza che un acido “respinga l’ossigeno”. Se ne deduce anche che non è una condizione assoluta ma può variare, una stessa sostanza si può comportare da acido in determinate condizioni e da base in altre.
Fondamentale è la misura del pH per avere una valutazione dell’acidità di un composto, in questo caso dell’interno di una cellula.
Naturalmente quanto appena detto non significa che l’ossigeno non si possa ritrovare in qualche punto del discorso. Ma all’interno dell’organismo, l’equilibrio fra una condizione acida e una alcalina (nelle cellule, negli organi, nel sangue) è ancora più complicato di quanto potrebbe sembrare dal testo, il ruolo dell’ossigeno è più raffinato e coinvolge vari meccanismi di feedback e di controllo, come l’effetto Bohr.
Per questo Warburg sicuramente, se leggesse il testo che presume di riportarlo, lo troverebbe grossolano e fuorviante come minimo.
http://i1.wp.com/media.studentville.it/articoli_media/images/mapper/chimica/66%20%20ACIDI%20E%20BASI.jpg?resize=554%2C422
Passiamo ad un’altra frase da rivedere: “I tessuti tumorali sono acidi, mentre i tessuti sani sono alcalini.” Se Warburg l’ha detta esattamente così, sicuramente intendeva dire che i tessuti sani sono relativamente alcalini rispetto a quelli tumorali, o quanto meno lievemente alcalini. Messa così, la frase lascerebbe supporre che il problema è solo l’acidità, non ne ha la basicità, un tessuto sano potrebbe benissimo avere un pH di qualsiasi valore superiore a 7 in quanto alcalino, la basicità sarebbe condizione salutare contrapposta all’acidità che è negativa e propria dei tumori. E sicuramente chi ha citato a sproposito Warburg ha inteso questo.
Bisogna dedurre ciò? Ovviamente no: oltre all’acidosi citata dal testo, esiste anche la condizione inversa chiamata alcalosi, in cui per l’appunto il pH si alza troppo, comportando danni a suo modo.
Infatti il problema in un abbassamento del pH non è l’acidità di per sé ma la variazione dello stesso, che deve essere situato all’interno di un intervallo preciso (i.e. nel sangue 7.35 < pH < 7.45) per operare al massimo dell’efficienza. Oltre ad essere più fine di quanto proposto, il pH intracellulare, addirittura, può anche abbassarsi ancora un po’, risultando non poi così alcalino come sembrerebbe dal testo, proprio per via dei normali processi metabolici che avvengono all’interno della cellula. Chi lo ha scritto ha confuso bellamente il pH intra- ed extracellulare, oltre ad aver ignorato la regolazione dell’equilibrio acido-base.
Eppure il sito originale mostra un’immagine sbagliatissima:
4
Potete constatare benissimo, stando a questa immagine presente sul sito (sempre che non la rimuoveranno dopo che gli ho segnalato la cosa) un pH superiore a 8, addirittura di 10 o 14, equivale a “salute” per costoro. Vorrebbe dire che assumere soda caustica farebbe bene, sempre basandosi su ciò.
Warbug si rivolterebbe nella tomba vedendo un’immagine del genere, ma il problema non è meramente “intellettuale” ma più profondo.
Queste idee distorte e fuorvianti si diffondono, poi in buonafede le persone più suggestionabili ci credono. Possono far danni, se pensate che ognuno abbia diritto ad esprimere la propria opinione. Pensiamo per esempio al caso di Aysha, che smise l’insulina perché una santona disse che la medicina ufficiale nascondeva la cura per il diabete.
Il nostro organismo è una sofisticata macchina capace di mantenere (a meno di ingurgitare acidi o basi molto forti come l’acido cloridrico o la soda caustica) stabile questo equilibrio, tramite dei sistemi tampone come quelli sopra citati nell’equilibrio acido-base. Si tratta di meccanismi di controllo tanto delicati quanto efficaci ed efficienti. Se non ci fossero, basterebbe molto poco per non poter più vivere. Più in là ho inserito un link che illustra ancora più cristallinamente come questi meccanismi di controllo rendano inesatti i contenuti di questo testo, ma ci arriveremo.
Abbiamo quindi stabilito che non è l’acidità in quanto tale il problema, ma la variazione di pH, pertanto anche una condizione alcalina potrebbe benissimo risultare nociva.
Perché abbiamo dovuto specificare tutto ciò, se prima stavamo parlando delle cause del cancro?
Proseguiamo nella lettura del testo:
IMPORTANTE: Una volta terminato il processo digestivo, gli alimenti, a secondo della qualità di proteine, carboidrati, grassi, vitamine e minerali, forniscono e generano una condizione di acidità o alcalinità nel corpo. In altre parole … tutto dipende unicamente da ciò che si mangia.
Il risultato acidificante o alcalinizzante viene misurato con una scala chiamata PH, i cui valori vanno da 0 a 14, al valore 7 corrisponde un pH neutro. È importante sapere come gli alimenti acidi e alcalini influiscono sulla salute, poiché le cellule..per funzionare correttamente dovrebbe essere di un ph leggermente alcalino (poco di sopra al 7).
In una persona sana, il pH del sangue è compreso tra 7.4 e 7.45.
Se il pH del sangue di una persona è inferiore 7, va in coma.
*lista di cibi acidificanti*
[vedere sotto] Il sangue si ‘autoregola’ costantemente per non cadere in acidosi metabolica, garantire il buon funzionamento e ottimizzare il metabolismo cellulare. Il corpo deve ottenere delle basi minerali alimentari per neutralizzare l’acidità del sangue nel metabolismo, ma tutti gli alimenti già citati (per lo più raffinati) acidificano il sangue e ammorbano il corpo.
Dobbiamo tener conto che con il moderno stile di vita, questi cibi vengono consumati almeno 3 volte al giorno, 365 giorni l’anno e tutti questi alimenti sono anti-fisiologici.
Ecco perché ho aperto una parentesi sulla chimica e sulla definizione di acido e di base. Questa parte del testo è infatti fuorviante e faziosa, paventando esclusivamente gli effetti dannosi dovuti ad un’acidificazione del sangue. Viene anche riferito che esiste un meccanismo di regolazione del sangue atto ad evitarne un’acidificazione, e i cibi che potrebbero acidificarlo. Ma di un’eccessiva alcalinizzazione invece? Vi sarebbe ugualmente un buon funzionamento del metabolismo cellulare? Non esistono sistemi di controllo per un pH che si alza troppo invece?
Probabilmente chi ha scritto il testo se ne è semplicemente dimenticato perché voleva soffermarsi sui collegamenti fra un pH acido e il cancro, ma (involontariamente?) questa focalizzazione fra le righe suggerisce l’idea che il male sia l’acidità mentre l’ambiente basico sia senz’altro benefico.
Il testo vuole in sostanza accusare l’acidosi e quei cibi che dovrebbero “acidificare” il corpo. Certo che possono dare problemi, ma non sono le sole cause di problemi.
Come abbiamo visto sopra il punto non è la sola acidità di per sé il vero problema, ma l’alterazione dell’equilibrio acido-base. Non ci vuole molto a capire che non ha senso prendersela con un estremo per la sua tendenza se si trascura anche l’altro, è un atteggiamento parziale.
L’acidosi così come l’alcalosi sono condizioni di squilibrio che richiedono di essere risolte per non incorrere in complicazioni, attuare una certa retorica utilizzando un tal modo di esporre la questione conduce a conclusioni se non potenzialmente erronee quantomeno incomplete.
Vediamo poi quali cibi vengono messi alla gogna:
GLI ALIMENTI CHE ACIDIFICANO IL CORPO:
* Lo zucchero raffinato e tutti i suoi sottoprodotti. (È il peggiore di tutti: non ha proteine, senza grassi, senza vitamine o minerali, solo carboidrati raffinati che schiacciano il pancreas). Il suo pH è di 2,1 (molto acido)
* Carne. (Tutti i tipi)
* Prodotti di origine animale (latte e formaggio, ricotta, yogurt, ecc)
* Il sale raffinato.
* Farina raffinata e tutti i suoi derivati. (Pasta, torte, biscotti, ecc)
* Pane. (La maggior parte contengono grassi saturi, margarina, sale, zucchero e conservanti)
* Margarina.
* Caffeina. (Caffè, tè nero, cioccolato)
* Alcool.
* Tabacco.
* Antibiotici e medicina in generale.
* Qualsiasi cibo cotto. (la cottura elimina l’ossigeno aumentando l’acidita’ dei cibi”)
* Tutti gli alimenti trasformati, in scatola, contenenti conservanti, coloranti, aromi, stabilizzanti, ecc.
GLI ALIMENTI ALCALINIZZANTI:
* Tutte le verdure crude. (Alcune sono acide al gusto, ma all’interno del corpo avviene una reazione è alcalinizzante.”. Altre sono un po acide, tuttavia, forniscono le basi necessarie per il corretto equilibrio). Le verdure crude producono ossigeno, quelle cotte no.
* I Frutti, stessa cosa. Ad esempio, il limone ha un pH di circa 2,2, tuttavia, all’interno del corpo ha un effetto altamente alcalino. (Probabilmente il più potente di tutti – non fatevi ingannare dal sapore acidulo) * I frutti producono abbastanza ossigeno.
* Alcuni semi, come le mandorle sono fortemente alcalini.
* I cereali integrali: l’unico cereale alcalinizzante è il miglio. Tutti gli altri sono leggermente acidi, tuttavia, siccome la dieta ideale ha bisogno di una percentuale di acidità, è bene consumarne qualcuno. Tutti i cereali devono essere consumati cotti.
*Il miele è altamente alcalinizzante.
* La clorofilla: le piante sono fortemente alcaline. (In particolare aloe vera, noto anche come aloe)
* L’acqua è importante per la produzione di ossigeno. “La disidratazione cronica è la tensione principale del corpo e la radice della maggior parte tutte le malattie degenerative.” Lo afferma il Dott. Feydoon Batmanghelidj.
* L’esercizio ossigena tutto il corpo. “Uno stile di vita sedentario usura il corpo.”
Nonostante un’apparenza salutistica di questi consigli, con indicazioni giustissime e sacrosante come l’evitare il fumo, l’alcool o il condurre (alla fine) una sana attività fisica, constatiamo che in realtà il fine di tutto è puntare l’indice verso la carne (“tutti i tipi” non vengono risparmiati), gli alimenti conservati, i carboidrati (ma quel valore di pH è inventato), addirittura qualsiasi cibo cotto (la cottura è però una pratica importantissima per rendere commestibili molti cibi, persino svariate verdure e ortaggi risulterebbero tossiche se non venissero cucinate, come le patate o i fagioli), nonché la “medicina in generale”. Questi sono estremismi.
Eppure, è grazie alla medicina con le sue cure e le sue scoperte, all’uso del fuoco per cuocere ecc. se possiamo permetterci al giorno d’oggi di vivere nel benessere, nel comfort di casa propria con un’aspettativa di vita di 80 anni, senza dover far fronte alla fame e alle malattie che si affrontavano nell’epoca antica quando tutto ciò non era disponibile. Attenzione, ciò naturalmente non vuol dire di giustificare gli eccessi, come il riempirsi di grassi salami, o mangiare dolci pieni di zucchero a profusione, andando incontro a obesità e tanti altri problemi. C’è differenza fra i consigli del WHO o dell’AIRC, che raccomandano moderazione nel consumo di questi alimenti, e il calunniare la “medicina ufficiale”.
In pratica secondo il testo bisognerebbe mangiare solo verdure crude, i frutti vanno bene perché “producono abbastanza ossigeno” (e non per i contenuti in zuccheri, minerali, vitamine e quant’altro) così come l’acqua (non per altro).
Sicuramente questo testo verrà sbandierato da tutti coloro che hanno preso alla lettera informazioni erronee su cibi di origine animale, o da tutti coloro che vedono il male dietro le case farmaceutiche e l’ordine dei medici, e per i quali servirebbe una serie di articoli a parte per discutere delle loro posizioni.

Non è tutto sbagliato però.
Stimabilissima è la frase finale: uno stile di vita sedentario usura il corpo. Sarebbe da stampare e appendere in tutti i centri benessere, studi medici, scuole, palestre e quant’altro. Però l’attività fisica comporta anche una temporanea acidificazione del tessuto muscolare, il testo quindi si contraddice nuovamente nella sua tesi sconnessa ed imprecisa.
Ma nel complesso si lascia troppo spazio alle pseudoscienze ed è facile che ciò porti a derive evitabili.
Viene poi citato tal dottor Fereydoon Batmanghelidj, che sostiene che la causa di ogni patologia è la disidratazione e che bere acqua è la cura per una vasta gamma di malattie… incluse quindi tubercolosi, diabete, depressione, infarto, leucemia e tossicodipendenza. Non proprio qualcuno che può dare attendibilità ed autorevolezza alle proprie considerazioni, insomma. Ma capisco che chi non conosce queste malattie e come funziona il corpo umano, né ha la voglia di studiare e approfondire le proprie conoscenze (ragion per cui si affida ciecamente al dispensatore o venditore di verità di turno), possa rimanere stupito da tutti questi paroloni collezionati alla rinfusa e pensare “ommioddio, ma sarà vero??? quante cose si scoprono! che infame il sistema!”.
Per quanto riguarda i fraintendimenti più in generale sulla dieta alcalina, su Medbunker a c’è una spiegazione esaustiva ed esauriente sul perché sia una bufala pensare di alcalinizzare i tessuti per curare i tumori.
Da notare comunque che fra le righe qualcosa di giusto riesce a filtrare: si raccomanda una maggiore attenzione verso ciò che si assume e si sconsigliano abitudini dannose come quelle già dette. Peccato che il senso complessivo del discorso in realtà non sia questo, e peccato che ciò finisca per legittimare anche le sentenze inaccettabili. Si mescolano verità stimabili e falsità discutibili, col rischio che o le falsità verranno prese per buone, o (forse anche peggio) le verità perderanno di credibilità. Bisogna pensarci prima di lanciare proclami.
Per fortuna il testo cerca di risollevarsi dicendo vagamente che comunque un minimo di cibo “acidificante” serva, ricordando curiose paradossali proprietà alcalinizzanti del succo di limone e affermando successivamente:
L’ideale è avere una alimentazione di circa il 60% alcalina piuttosto che acida, e, naturalmente, evitare i prodotti maggiormente acidi, come le bibite, lo zucchero raffinato e gli edulcoranti.
Non abusare del sale o evitarlo il più possibile.
Per coloro che sono malati, l’ideale è che l’alimentazione sia di circa 80% alcalina, eliminando tutti i prodotti più nocivi.
Questa è una frase moderata e giustamente equilibrata, che può benissimo essere condivisa su di un sito di salute, di nutrizione, di benessere o di medicina. Si parla semplicemente di evitare eccessi e abusi soprattutto di composti raffinati, e mantenere un generale equilibrio. Sono queste le paroline magiche: equilibrio, eccesso, abuso. Non è mangiare carne o assumere prodotti della farina a fare male, è il loro abuso. Significativamente, anche il solo mangiare quasi esclusivamente verdura cruda e frutta senza nient’altro non sarebbe salutare per la salute, ciò viene colpevolmente dimenticato dai salutisti “alternativi”.
Ma allora tutti questi giri di parole e queste corbellerie nel testo solo per ribadire una tale ovvietà?
Proseguiamo intanto nella lettura:
Se si ha il cancro il consiglio è quello di alcalinizzare il più possibile.”
Il Dr. George W. Crile, di Cleveland, uno dei chirurghi più rispettati al mondo, dichiara apertamente: “Tutte le morti chiamate naturali non sono altro che il punto terminale di un saturazione di acidità nel corpo.”
Come precedentemente accennato, è del tutto impossibile, per il cancro, comparire in una persona che libera il corpo dagli acidi con una dieta alcalina, che aumenta il consumo di acqua pura e che eviti i cibi che producono acido.
In generale, il cancro non si contrae e nemmeno si eredita. Ciò che si eredita sono le abitudini alimentari, ambientali e lo stile di vita. Questo può produrre il cancro.
Mencken ha scritto: “La lotta della vita è contro la ritenzione di acido”. “Invecchiamento, mancanza di energia, stress, mal di testa, malattie cardiache, allergie, eczema, orticaria, asma, calcoli renali, arteriosclerosi, tra gli altri, non sono altro che l’accumulo di acidi”.
Il Dr. Theodore A. Baroody ha scritto, nel suo libro “Alcalinizzare o morire” (alcaline o Die):
” In realtà, non importa i nomi delle innumerevoli malattie, ciò che conta è che essi provengono tutti dalla stessa causa principale: molte scorie acide nel corpo”
Dr. Robert O. Young ha detto:
“L’eccesso di acidificazione nell’organismo è la causa di tutte le malattie degenerative. Se succede una perturbazione dell’equilibrio e un corpo inizia a produrre e immagazzinare più acidità e rifiuti tossici di quelli che è in grado di eliminare, allora le malattie si manifestano.”
Questo passaggio è inquietante. Visto il precedente risultato non mi sono messo a cercare le fonti originali delle frasi citate, ma ammettiamo siano vere.
Sorvoliamo sulla sconcertante leggerezza di Crile, che non credo abbia potuto ricollegare all’acidosi tutti i suoi interventi chirurgici o un semplice anziano morto di vecchiaia.
Sulle cause del cancro ho già accennato prima, quindi è inutile ripetersi; però ritengo significativo ricordare che anche gente che conduce una vita sana e rigorosa, come uno sportivo, può contrarre il cancro. Un esempio recente è Abidal, ma il più noto è forse Steve Jobs.
Se fosse vero che il cancro non si contrae, perché è solo questione di alimentazione, allora vorrebbe dire che chi si fosse trovato nel nocciolo di Chernobyl non avrebbe dovuto temere niente, gli sarebbe bastato bere molta acqua e mangiare un sacco di verdura cruda, non avrebbe rischiato linfomi (aggiornamento, c’è chi consiglia l’insalata per la fibrosi cistica, che è una malattia genetica).
Tutto ciò è poco rispettoso verso chi ha sofferto, chi ha perso e chi attualmente ancora lotta contro il cancro.
radiazioni solari
Mencken era un giornalista, non certo un medico, a meno che si tratti di un omonimo. Anche qui, dubito che con una dieta alcalina si avrebbe l’eterna giovinezza o si eviterebbero i calcoli pur bevendo acqua salata e non orinando mai.
La frase di Baroody, a sua volta, è offensiva verso tutti coloro che hanno contratto infezioni debilitanti, compromettenti o mortali. Andiamolo a ripetere a chi ha patito malattie come il vaiolo o la poliomielite, e a chi si è impegnato per combatterle con i vaccini (eppure, c’è anche fra gli alternativi “salutisti” e “naturalisti” anche chi sostiene siano inefficaci se non dannosi, per qualche complotto da parte delle case farmaceutiche). Lo stesso dicasi per Young. Entrambi due sostenitori di medicina alternativa che hanno ricevuto delle riserve, ma non divaghiamo.
E LA CHEMIOTERAPIA? La chemioterapia acidifica il corpo a tal punto, che ricorre alle riserve alcaline dell’organismo, per neutralizzare l’acidità, sacrificando basi minerali (calcio, magnesio e potassio) depositati nelle ossa, denti, articolazioni, unghie e capelli. Per questo motivo osserviamo tali alterazioni nelle persone che ricevono questo trattamento e, tra le altre cose, la caduta dei capelli. Per il corpo non vuol dire nulla stare senza capelli, ma un pH acido significherebbe la morte. Niente di tutto questo è descritto o raccontato perché, per tutte le indicazioni, l’industria del cancro (leggi: industria farmaceutica) e la chemioterapia sono alcune delle attività più remunerative che esistano..Si parla di un giro multi-milionario e i proprietari di queste industrie non vogliono che questo sia pubblicato. Tutto indica che l’industria farmaceutica e l’industria alimentare sono un’unica entità e che ci sia una cospirazione in cui si aiuta l’altro al profitto. Più le persone sono malate, più sale il profitto dell’industria farmaceutica. E per avere molte persone malate serve molto cibo spazzatura, tanto quanto ne produce l’industria alimentare. Quanti di noi hanno sentito la notizia di qualcuno che ha il cancro e qualcuno dire: “… Poteva capitare a chiunque …” No, non poteva!
“Che il cibo sia la tua medicina, la medicina sia il tuo cibo”. (Ippocrate, il padre della medicina)
I soliti giochi retorici sulle maligne industrie farmaceutiche che sponsorizzerebbero il cancro dalla Torre di Mordor per lucrarci con la chemio. Il discorso è stato già spiegato e illustrato da quell’ottimo medico divulgatore che è Salvo Di Grazia dal suo blog MedBunker, di cui vi consigliamo la lettura:
Il cancro oggi – cosa dicono le statistiche 1
Il cancro oggi – cosa dicono le statistiche 2
Quello che i ciarlatani non dicono 1
Quello che i ciarlatani non dicono 2
Quello che i ciarlatani non dicono 3
Direi che possiamo finirla qui, visto che è un discorso che è stato analizzato in lungo e in largo in ogni dove.
Naturalmente, approfittiamone per ricordare che una dieta equilibrata, in cui non si abusa di determinati cibi, nonché una salutare pratica fisica e l’evitare vizi nocivi per l’organismo, sono importantissimi per mantenere il corpo in salute e per prevenire molte condizioni di stress fisiologico o patologia. Uno stile di vita sano, in cui puntare al massimo e cercare il benessere sia fisico che mentale e psicologico (stare bene con sé stessi aiuta MOLTISSIMO) è un obiettivo importante e lodevole da conseguire.
Questo, fra le righe del testo, è condivisibile nel pensiero di chi ha scritto tal “articolo” che per il resto è ben poco scientifico e assai discutibile.
Bibliografia per approfondimenti:
  • Fondamenti di biochimica – D. Voet, J. G. Voet
  • Chimica organica – Brown, Foote e Iversen
  • Biologia molecolare della cellula – Bruce Alberts et al.
  • Principi di fisiologia generale – C. Casella, V. Taglietti

martedì 4 aprile 2017

Panta Rei

Platone  nel suo Cratilo scrive: «Dice Eraclito "che tutto si muove e nulla sta fermo" e confrontando gli esseri alla corrente di un fiume, dice che "non potresti entrare due volte nello stesso fiume"»

Credo che questa sia la spiegazione della fisica nella materia ! Un interazione univoca e momentanea al frangente in cui decorre.

giovedì 16 marzo 2017


Gli ingredienti più tossici contenuti nei cosmetici



tossicita_cosmetici
INGREDIENTI più TOSSICI CONTENUTI NEI COSMETICI - Ogni giorno utilizziamo sapone e detergenti per lavarci, creme per il viso e per il corpo per rendere la nostra pelle morbida, shampoo e balsamo per avere chiome setose, per non parlare poi dell’innumerevole quantità di prodotti cosmetici che noi donne abbiamo nel nostro beauty-case: rossetti, ombretti, matite per occhi e labbra, kajal, smalti e mascara di ogni colore. Ma vi siete mai chiesti cosa c’è all’interno dei prodotti che usiamo quotidianamente?
Qualche anno fa aveva fatto scalpore una ricerca in cui si affermava che una donna si spalma ogni giorno 515 tipi di addittivi chimici. Nonostante lo studio sia stato prontamente smentito da Unipro, basta soffermarsi almeno una volta a leggere le etichette dei più comuni cosmetici e detergenti, per incontrare termini e sigle talvolta difficili da pronunciare che molto spesso si rivelano dannose per la pelle e causa di fenomeni allergici, di sensibilizzazione o di irritazione.
Abbiamo provato a stilare una breve lista degli ingredienti nocivi più usati nei cosmetici
I CONSERVANTI ovvero tutte quelle sostanze che devono essere addizionate ai cosmetici contenenti acqua per evitare che si sviluppino muffe o batteri. Tra i più comuni troviamo:
  • FORMALDEIDE: la troviamo in tantissimi prodotti di uso comune e purtroppo viene largamente usata anche nella conservazione dei cosmetici. Prodotti come fondotinta, shampoo e smalti contengono formaldeide che oltre ad essere una sostanza conservante è un potente battericida. Nonostante sia stata accertata la sua cancerogenicità, la formaldeide continua ad essere contenuta in una vasta gamma di prodotti, anche se a concentrazioni molto basse.
  • PARABENI: i sei principali parabeni che possiamo trovare nelle formulazioni in commercio sono methylparaben, ethylparaben, propylparaben, isobutylparaben, butylparaben e benzylparaben e vengono usati come conservanti nelle creme idratanti, solari, nei dentifrici, negli shampoo, nei detergenti intimi, nei deodoranti, nei gel da barba, insomma in tantissimi cosmetici di uso quotidiano, persino nei cosiddetti prodotti “naturali” o “organici” . È stato ampiamente dimostrato che queste sostanze penetrano attraverso la pelle e restano intatte all’interno del tessuto, accumulandosi. Sebbene siano legalmente autorizzati nell’Unione Europea, anche i parabeni sono seriamente sospettati di essere cancerogeni.
  • QUATERNIUM 15: fa sempre parte dei conservanti. È presente in molti cosmetici per il make-up degli occhi, nei fondotinta, negli shampoo ma anche nelle lozioni idratanti e nelle creme solari. È nocivo perché rilascia formaldeide, è tossico e dà luogo a fenomeni di sensibilizzazione.
  • KATHON CG: è un altro conservante, un antimicrobico ad ampio spettro d’azione, incolore e inodore contenuto nei dermocosmetici, nei prodotti per l’igiene personale e nei prodotti per la casa. Dal punto di vista tossicologico, il Kathon CG, è stato classificato come irritante primario nonostante abbia un grandissimo utilizzo. È possibile trovarlo sulle etichette con dei sinonimi come GROTAN, EUXIL o ISOTIAZOLINA.
Altre sostanze impiegate comunemente nei cosmetici che ognuno di noi ha in casa sono:
  • MEA-DEA-TEA: non sono i nomi di tre simpatiche sorelle ma rispettivamente le sigle di monoethanolamine, diethanolamine, triethanolamine e sono presenti in molti composti cosmetici. Li possiamo trovare quasi sempre nei prodotti che fanno schiuma quindi shampoo, saponi e bagnoschiuma e danno luogo a nitrati e nitrosamine ovvero agenti cancerogeni.
  • PARAFENILENDIAMINA(PFD): questa sostanza, dal nome difficile da pronunciare, la incontriamo spesso quando andiamo dal parrucchiere, infatti è il colorante più importante usato per le colorazioni permanenti dei capelli. Molto spesso dà luogo a fenomeni di sensibilizzazione tanto che questa sostanza è stata bandita da molti Paesi europei.
  • FTALATI: una tra le sostanze più incriminate, di cui avevamo già ampiamente parlato, trova ampio utilizzo anche in campo cosmetico. Secondo un rapporto di Greenpeace, un grandissimo numero di profumi per uomo e donna delle migliori marche contiene due sostanze che possono avere effetti indesiderati sulla salute: gli ftalati appunto e i muschi sintetici.
  • TENSIOATTIVI: sono sostanze dotate di proprietà schiumogene, detergenti e solubilizzanti. Sono ovviamente presenti in tutti i prodotti che detergono corpo e capelli e i più conosciuti sono senza dubbio il sodium laureth sulfate (SLES) e il sodium lauryl sulfate (SLS). Non sono sostanze cancerogene, come si pensava fino a qualche anno fa, ma essendo molto aggressive è meglio preferire prodotti contenenti tensioattivi più delicati e soprattutto limitarne l’uso.
  • TOLUENE: leggi toluene e pensi subito ai prodotti per le unghie e in effetti il toluene è il solvente che serve a stendere facilmente lo smalto. Purtroppo è stato collegato a disturbi del sistema nervoso e può inoltre causare danni ai reni. Per correre ai ripari alcune case cosmetiche hanno tolto dai componenti dei loro smalti la sostanza incriminata. Forse il nostro smalto si sgretolerà più velocemente, ma avremo la certezza di non avvelenarci.
  • PROFUMO: tutti i cosmetici in genere hanno un odore gradevole. Siamo portati a pensare che la fragranza all’interno dei prodotti per l’igiene personale sia del tutto innocua, ma non è così. Il 95% delle sostanze chimiche impiegate nei profumi e nelle fragranze dei cosmetici sono composti sintetici derivati dal petrolio e dal momento che i profumi hanno un basso peso molecolare, riescono a penetrare più facilmente nella pelle e possono causare allergie o difficoltà respiratorie.
  • IDROCHINONE: leggendo le etichette dei prodotti schiarenti per la pelle è facile imbattersi in questo composto, un fenolo che risulta essere nocivo, irritante e pericoloso per l’ambiente. Anche se ne è stato vietato l’uso come schiarente per la pelle, questa sostanza continua ad essere impiegata nelle tinture per capelli, anche se a concentrazioni basse.
  • COAL TAR: spesso in dermatologia per curare la psoriasi vengono utilizzati i catrami terapeutici. Tra questi, il più efficace è il Coal Tar ovvero il catrame minerale che, per la sua attività riducente e antiseborroica, trova impiego in molte creme antri prurito e nei trattamenti per il cuoio capelluto ma può dar luogo a fenomeni di fotosensibilizzazione.
  • ALLUMINIUM: lo troviamo all’interno di tantissimi prodotti, alimentari e non, e ovviamente non poteva mancare tra i componenti di molti cosmetici, in particolar modo deodoranti e antitraspiranti, che possono contenere fino al 20% di sali di alluminio sotto forma di cloridrati di alluminio e idrati di zirconio. L’uso prolungato di queste sostanze è collegato al rischio di insorgenza di cancro al seno poiché i sali di alluminio sono in grado di danneggiare in modo significativo il Dna delle cellule, stimolandone la degenerazione in cellule cancerose.
Con questa lista di prodotti nocivi per la salute e l’ambiente, non avevamo intenzione di spaventarvi o convincervi a svuotare il beauty-case! Semplicemente vorremmo cercare di farvi capire quali sono i prodotti più sicuri da usare e spingervi verso un consumo consapevole dei cosmetici, preferendo quelli biologici (in cui per legge non possono contenere tali sostanze) e che non siano stati testati su animali. Ma soprattutto di leggere bene l'etichetta: conoscere l'INCI è l'unica arma per scegliere bene.